• En
Entra Richiedi Pulp Pulp 27
Pulp
Entra Richiedi Pulp Pulp 27
Pulp
  • Ispirazione90
  • Storie88
  • News174
  • Archivio Pulp
  • Indice materiali
  • About Pulp
  • Tell Us
  • Entra
  • Richiedi Pulp
  • Pulp 27
  • En
Esplora i temi
Corporate communicationEditoriaFotografiaGrande formatoGraphic designIllustrazioneIntervistaLabelPackagingPeople & PaperPrintingSostenibilitàStampa digitaleIspirazioneStorieNews
Pulp

Log-In

Inserisci le tue credenziali per accedere ai contenuti integrali di Pulp

Non ricordi la tua password?

Non conosci Pulp? Register for free

Non conosci Pulp?

Registrati gratuitamente per avere accesso a tutti i contenuti disponibili.

Registrati

Klabin coltiva piantine di pino ed eucalipto per rifornire le proprie foreste.

6 min minutes
Pulp 28Storie

Fornitori strategici

Dagli alberi alla cellulosa. Di John L. Walters
People & PaperSostenibilità

Klabin coltiva piantine di pino ed eucalipto per rifornire le proprie foreste.

“Questo sistema “a mosaico” alterna foreste native e piantagioni di alberi geneticamente diversificati, riducendo il rischio di parassiti e malattie associati alle monocolture.”
Metodo di piantumazione “a mosaico” in una delle foreste di Suzano, in Brasile. Foto: Ricardo Teles.

Visitare una cartiera Fedrigoni significa poter osservare tutte le fasi del processo produttivo, dalla cellulosa alla carta. Macchinari imponenti, sistemi di controllo sofisticati e maestranze esperte che, insieme, danno forma al prodotto finale: enormi bobine di carta, declinate in una vasta gamma di grammature, texture, colori e finiture.

All’inizio di questo percorso si trova un magazzino ricolmo di balle di cellulosa grezza, ciascuna con un’etichetta che ne racconta l’origine, spesso legata a foreste molto lontane. Davanti a tale vista sorgono spontanee alcune domande. Come si ottiene la cellulosa? Da quali alberi proviene, e da quali aree del mondo? In che modo Fedrigoni garantisce che anche questa parte del processo risponda agli stessi standard di sostenibilità applicati alla produzione della carta? Tutte le cartiere Fedrigoni sono gestite in conformità alla certificazione CoC FSC® (Catena di Custodia del Forest Stewardship Council) e secondo i dati più aggiornati, nel 2024 il 96% della cellulosa acquistata era certificata FSC®, mentre il restante 4% proveniva da fonti classificate come Legno Controllato FSC®. La cellulosa proviene da vari fornitori, in particolare le aziende Klabin, Suzano e Södra sono fornitori strategici di Fedrigoni. Parlando con i loro rappresentanti è stato possibile ricostruire il percorso che va dalla piantina all’albero, fino alla cellulosa grezza compressa in balle, trasportata e pronta per alimentare le cartiere Fedrigoni.

“La sostenibilità si estende a ogni partner con cui collaboriamo”, afferma Alessandro Gaiati, Chief Procurement Officer del Gruppo Fedrigoni. “Attraverso il dialogo e una visione condivisa, collaboriamo a stretto contatto con i nostri fornitori strategici per progredire insieme. Unendo competenze, obiettivi misurabili in modo indipendente e piani d’azione condivisi, promuoviamo una cultura del miglioramento continuo che valorizza l’intera filiera. Non ci limitiamo a raggiungere gli obiettivi, ma contribuiamo a costruire un futuro più responsabile e resiliente per la nostra industria, accompagnando i clienti nel percorso verso una riduzione del loro impatto ambientale”.

Stabilimento Suzano di Ribas do Rio Pardo, di notte.
Scaglie di legno per la produzione di cellulosa presso uno stabilimento Suzano. Foto: Fernando Cavalcanti.
Cellulosa accatastata in uno dei magazzini Suzano. Foto: Bruno Fuji.

Suzano

Suzano, azienda brasiliana fondata nel 1924, è oggi il maggior produttore al mondo di cellulosa di eucalipto. La sua collaborazione con Fedrigoni risale a oltre vent’anni fa. Pur possedendo impianti anche in Finlandia e negli Stati Uniti, gran parte delle sue attività si concentra in Brasile, dove impiega più di 23.000 dipendenti e 33.000 collaboratori. “Gestiamo 2,9 milioni di ettari di terra”, spiega Paulo Leime, managing director di Suzano per l’Europa e il Medio Oriente. “Circa 1,1 milioni sono destinati alla conservazione; il resto è utilizzato per coltivare eucalipti, che vengono raccolti ogni sei o sette anni e ripiantati”.

Suzano adotta un sistema di piantagione a mosaico che alterna foreste native con piantagioni di eucalipto, contribuendo così a ripristinare terreni degradati, favorire il ritorno della flora e della fauna autoctone e aumentare la biodiversità dell’area.

Tra i prodotti realizzati da Suzano vi sono diverse tipologie di cellulosa: Biopulp, utilizzata principalmente per la carta; Eucafluff, una fibra soffice di eucalipto per prodotti igienici assorbenti e Biofiber, una cellulosa microfibrillata biodegradabile destinata a una varietà di applicazioni, dai materiali da costruzione ai cosmetici, fino ai tessuti sostenibili.

“La sostenibilità non è un comparto aziendale isolato, ma è parte integrante della nostra strategia. Un esempio concreto è l’attivazione, nello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul, della più grande linea di produzione di cellulosa al mondo”.

“La maggior parte dell’energia necessaria all’impianto è generata al suo interno grazie a una tecnologia basata sulla biomassa. L’energia in eccesso viene venduta alla rete nazionale, contribuendo all’approvvigionamento energetico del Brasile”.

“La città che ospita l’impianto contava 18.000 abitanti. Durante la costruzione sono state coinvolte oltre 10.000 persone. Abbiamo dovuto realizzare ospedali, scuole e strade per sostenere la comunità. Si è generato così un cambiamento nella dinamica locale che ha contribuito allo sviluppo della regione”.

Leime tiene molto a promuovere una comprensione più profonda del proprio settore su scala globale.

“I prodotti che realizziamo, insieme ai nostri clienti come Fedrigoni, entrano nella vita di due miliardi di persone. Si tratta di un’operazione di enorme portata. Attraverso le associazioni di settore e il lavoro con i nostri clienti cerchiamo di accrescere la consapevolezza sull’impor-tanza del nostro settore e sul modo in cui operiamo in Suzano. Ad esempio, piantiamo oltre un milione di alberi ogni giorno per produrre cellulosa”. Il motto dell’azienda è: “Piantiamo il futuro”.

Nel corso della conversa-zione, il discorso si sposta sul cuore del processo: la trasformazione dell’albero in cellulosa. Leime la descrive con il linguaggio del giardinaggio e della cucina.

“Piantiamo l’albero, che dopo sei o sette anni è pronto per essere raccolto”, spiega. “La corteccia viene rimossa e lasciata sul campo per restituire nutrienti al terreno. I tronchi vengono quindi portati in cartiera, dove vengono trasformati in scaglie all’interno di un gigantesco frullatore”.

“Le scaglie vengono poi cotte in grandi caldaie. L’energia prodotta durante questo processo rende l’intera linea autosufficiente. L’eccesso è reimmesso nella rete elettrica, contribuendo a una matrice energetica più rinnovabile per il Brasile. Dopo la cottura, la cellulosa viene sottoposta a un processo chimico sostenibile che rimuove le componenti scure e ne consente lo “sbiancamento”, seguito dall’essiccazione. Una volta essiccata, la cellulosa viene compattata in balle, trasportata tramite ferrovia fino ai porti e infine spedita via nave ai clienti in tutto il mondo”.

La famiglia Lindell, tra gli oltre 50.000 proprietari forestali della cooperativa Södra. Foto: Studio Ny.
Christina Wennberg, marketing manager di Södra Cell.

Södra

Södra è una cooperativa svedese dedicata alla produzione di cellulosa, costituita da oltre 50.000 famiglie di proprietari forestali nel sud del Paese. “La nostra fondazione risale al 1938”, racconta Christina Wennberg, marketing manager di Södra Cell, “e fin dall’inizio l’azienda è appartenuta ai nostri soci: sono loro i proprietari delle cartiere e degli impianti. Ogni membro ha diritto a un solo voto, è questo che ci rende unici”. Nel complesso, i membri della cooperativa controllano circa 2,8 milioni di ettari di foresta.

Södra gestisce tre stabilimenti: Värö produce cellulosa e “prodotti energetici”, tra cui elettricità verde e biocarburanti; Mörrum produce sia cellulosa di alta qualità per carta sia cellulosa solubile da latifoglie destinata al settore tessile. Mönsterås produce cellulosa da conifere e da latifoglie, oltre a biometanolo.

Per via della sua struttura cooperativa, Södra è tenuta a ritirare tutta la materia prima che i soci decidono di conferire. “Nulla viene sprecato”, afferma Wennberg. “Siamo costantemente alla ricerca di soluzioni e innovazioni per valorizzare la materia prima in modo responsabile. Possiamo ad esempio ricavare trementina, lignina (utilizzata come legante nell’industria chimica) e biometanolo completamente privi di derivati da fonti fossili, dando nuovo valore alla materia prima”.

Per molti soci di Södra, la gestione forestale è una tradizione di famiglia che si tramanda da quattro o cinque generazioni. La dimensione delle foreste varia da 7 a diverse migliaia di ettari, con una media di 79 ettari, anche in comproprietà. “Molti dei nostri soci svolgono anche un altro lavoro, quindi la gestione forestale non è sempre la loro occupazione principale”, spiega. “Offriamo corsi di formazione su gestione dell’acqua, riforestazione e raccolta. E per ogni albero che abbattiamo, ne piantiamo da due a tre”.

Sebbene la struttura cooperativa di Södra sia radicata nella tradizione e nella continuità, l’innovazione riveste un ruolo centrale. Un esempio è BraSatt, un nuovo progetto interno per la piantumazione: un metodo innovativo di rigenerazione pensato per garantire la sopravvivenza delle piantine. La macchina prototipo utilizza la robotica industriale per rendere la piantumazione più efficiente dal punto di vista energetico e ridurre gli sprechi. Un’altra innovazione è Cambiguard, un dispositivo sviluppato da Södra per proteggere le giovani piantine da animali e insetti.

Nel novembre scorso, Södra ha lanciato una campagna di comunicazione dal titolo “Keep calm and choose family forestry”, con un evento pop-up alla stazione di Waterloo, a Londra. “Abbiamo rivolto ai pendolari alcune domande sul nostro settore”, racconta Wennberg. “L’iniziativa si basava su un’indagine realizzata da Opticom, da cui è emersa una significativa mancanza di conoscenza del mondo forestale. Circolano molti falsi miti”, ha aggiunto.

“Uno dei più diffusi è l’idea che la superficie forestale si sia ridotta negli ultimi cento anni. Il 74% degli intervistati era convinto di questo. Ma si tratta appunto di un mito: in realtà, la superficie forestale è raddoppiata nell’ultimo secolo”.

Stabilimento Klabin di Ortigueira, cartiera moderna e sostenibile di Paraná, Brasile meridionale.
Grandi fogli di cellulosa asciutti, pronti per l’imballaggio e il trasporto. Foto di archivio Klabin.
Balle di cellulosa impilate in un magazzino Klabin. Immagini di archivio Klabin.
Trasporto ferroviario di cellulosa da Ortigueira al terminal portuale. Foto di archivio Klabin.

Klabin

L’azienda fornitrice di cellulosa Klabin è stata fondata nel 1899 dalle famiglie Klabin e Lafer, immigrate in Brasile dalla Lituania. Quando l’azienda ha iniziato a esportare cellulosa, nel 2016, Fedrigoni è stato il suo primo cliente. Oggi questo segmento rappresenta tra il 40% e il 45% dei profitti complessivi dell’azienda.

Klabin impiega 18.000 persone in 23 siti produttivi, 22 in Brasile e 1 in Argentina, e produce ogni anno circa 4,7 milioni di tonnellate di cellulosa, carta e imballaggi. La cellulosa è la principale materia prima del Brasile. L’attuale base forestale di Klabin copre oltre 900.000 ettari, situati in gran parte nel sud del Paese.

Tutta la cellulosa di Klabin proviene da foreste di pini ed eucalipti piantati specificamente a questo scopo. “Siamo l’unica azienda in Brasile a produrre tre diverse tipologie di cellulosa (eucalipto, pino e fluff)”, spiega Alexandre Nicolini, executive officer di Klabin. “Il Brasile mantiene un’elevata competitività grazie allo sviluppo di foreste interamente coltivate per la produzione di cellulosa e carta. Spesso si pensa che le aziende brasiliane taglino alberi e alimentino la deforestazione, ma non è assolutamente così!”

La Ellen MacArthur Foundation cita Klabin come esempio di azienda che adotta i principi dell’economia circolare, con effetti positivi sulla biodiversità. In particolare, ne elogia il sistema di “gestione forestale a mosaico”, in cui pini ed eucalipti vengono piantati in lotti distinti, alternati ad aree di vegetazione autoctona preservata. Questo approccio contribuisce alla tutela della fauna, della flora e delle risorse idriche del bioma della Foresta Atlantica.

Rispetto alla scadenza fissata al 2030 per l’azzeramento della deforestazione in Brasile, Klabin è già in linea con l’obiettivo. “Ci siamo già arrivati”, afferma Nicolini. “Le nostre foreste rispettano gli standard internazionali di sostenibilità e siamo impegnati nella lotta contro la deforestazione illegale. Non convertiamo foreste native in aree produttive e seguiamo i principi FSC® lungo tutta la filiera, non solo nelle nostre attività dirette”.

“Le foreste gestite da Klabin assorbono più carbonio dall’atmosfera di quanto ne venga emesso dalle nostre attività. In media piantiamo 111 alberi al minuto, ovvero 159.840 al giorno. Un’attività che richiede grande impegno e pianificazione”.

Klabin ha fissato un punto di riferimento per la sostenibilità in Brasile, soprattutto grazie al suo impegno nei confronti del cambiamento climatico e alle azioni di gestione responsabile delle foreste. Inoltre, dedica il 42% del proprio patrimonio forestale alla conservazione di foreste native e alla tutela della biodiversità, ben oltre il 30% richiesto dalla normativa brasiliana. Questo approccio è motivato in parte dalla preoccupazione per il cambiamento climatico: “Studiamo costantemente nuovi modi per ottimizzare la produttività e preservare gli ecosistemi in cui coltiviamo pini ed eucalipti. È per questo che proteggiamo più di quanto prescritto dalla legge. Più conserviamo, meno ci esponiamo alle conseguenze del cambiamento climatico”.

Un altro obiettivo è eliminare completamente lo smaltimento in discarica entro il 2030. “La cellulosa e la carta sono materie prime rinnovabili”, osserva Nicolini. “Sono riciclabili, biodegradabili per natura, e dunque più sostenibili. In Klabin lavoriamo per ottimizzare le risorse e ridurre al minimo gli sprechi”. Nel 2023, il tasso di riutilizzo e riciclo dei rifiuti solidi di Klabin ha raggiunto il 99,3%. Tra gli altri obiettivi c’è la riduzione del consumo d’acqua negli stabilimenti, mentre il 100% degli effluenti dei processi industriali di Klabin è già trattato.

Ma ci sono anche altri fattori in gioco. Alla domanda sulle attuali resistenze negli Stati Uniti nei confronti della realtà del cambiamento climatico, Nicolini risponde: “Questo ha un impatto su tutto il settore, perché significa perdere un interlocutore importante nel dibattito globale. Prendiamo ad esempio la questione della plastica monouso: era diventata una priorità per molte aziende in tutto il mondo, ed era stata accolta anche dai grandi player. Noi stessi contribuivamo a diverse iniziative sviluppando soluzioni di packaging alternative, per restare competitivi”.

“La plastica, in termini di costo, è più economica rispetto alla carta. Convincere le persone che è necessario un cambiamento per proteggere l’ambiente richiede tempo. Ma non tutti sono pienamente allineati su questo. Le grandi aziende devono usare con più forza il proprio peso in termini di marketing e comunicazione, per far comprendere l’impatto che la plastica monouso ha sul clima”.

Nicolini sottolinea con orgoglio come Klabin abbia ridotto in modo significativo il trasporto su gomma, dando priorità al trasporto ferroviario dalla cartiera al porto per i mercati di esportazione. Una scelta che ha richiesto investimenti importanti. “Abbiamo deciso di realizzare un collegamento ferroviario lungo quasi 500 km, per trasportare circa 900.000 tonnellate di cellulosa all’anno”.

Quali sfide attendono ora Klabin? “La principale”, risponde Nicolini, “è riuscire a coinvolgere tutti gli stakeholder in operazioni realmente sostenibili. Non è un compito semplice, ma sono convinto che stiamo avanzando nella direzione giusta”.

Articoli su Pulp 28

Ispirazione 25/12/2025

Niño Santo

Il tappo ha la forma di fungo e il design dell’etichetta crea un’illusione ottica
Graphic designLabelPrinting
Ispirazione 25/12/2025

G.Low

“Ogni etichetta G.Low diventa così un simbolo tangibile di economia circolare e rispetto per l’ambiente”.
Graphic designLabelPrinting
Ispirazione 11/12/2025

Jacoliva olive oil

La bottiglia richiama l’ambiente dell’oliveto Coriana, con il suo suolo alluvionale e i massi affioranti
Graphic designLabelPrinting
Ispirazione 11/12/2025

Galpão da Lapa

Galpão da Lapa – Volume 3 fa parte di una serie di pubblicazioni che documentano le esposizioni ospitate in questo spazio
EditoriaGraphic designPrinting

In Pulp 28

Pulp © 2026
Fedrigoni
Fedrigoni
COOKIE POLICY PRIVACY POLICY DICHIARAZIONE DI ACCESSIBILITÀ
Pulp © 2026